Democrazia liberale Non c'è altro da fare

Dalla Rassegna stampa

Come nel Novecento si diffuse l'inganno del cosiddetto "socialismo reale", allo stesso modo, oggi, Marco Pannella e i Radicali paventano e denunciano il dilagare della "democrazia reale" rispetto alle idee e agli ideali di democrazia.

La grave situazione di crisi che si è venuta a creare in Italia, in Europa e nell'Occidente democratico è sotto gli occhi di tutti.

Ognuno vive questa crisi sulla propria pelle e ne subisce le conseguenze sul piano sociale, civile, economico, politico e istituzionale.

Per capire i danni prodotti dai sessanta anni di partitocrazia, ribadisce Pannella, è sufficiente guardare la condizione in cui è costretta a vivere l'intera comunità penitenziaria: non soltanto i detenuti, ma con loro ci sono i direttori delle carceri, gli agenti di custodia, i medici, gli psicologi e gli operatori interni al mondo carcerario.

La situazione investe tutto il sistema della Giustizia, affonda nei gangli dello Stato e schiaccia l'individuo, la persona, il singolo cittadino. Decenni di soprusi, arroganze, violenze e di occupazioni partitocratiche hanno divorato lo Stato, la Costituzione e qualsiasi progetto di "rivoluzione liberale" o di Grande Riforma.

Forse perché in Italia, come spiegava e presagiva Benedetto Croce, si fanno soltanto controriforme.

Da diverse settimane il quotidiano l'Opinione, sempre molto attento a ciò che accade fuori e dentro le nostre istituzioni, con l'ausilio di editoriali e articoli, ha sollevato il problema come può e come sa.

Secondo la lettura di Pannella, la "democrazia reale" è una non-democrazia, anzi: è l'anti-democrazia illiberale che si scaglia contro lo Stato di diritto.

Ma non basta: l'urgenza di parlarne è dettata dai rischi prodotti da un pericoloso ritorno al vecchio schema emergenziale, cioè uno schema consociativo e anti-democratico che serve alla partitocrazia per giustificare le peggiori nefandezze.

È uno schema del potere autoreferenziale e fine a se stesso che tanti danni ha provocato in passato e che altri guai potrebbe continuare a fare anche nell'immediato futuro.

A tal proposito, con i suoi articoli di fondo, il direttore Arturo Diaconale insiste molto sulla necessità di non smettere di lottare per la difesa dello Stato di diritto e, soprattutto, si batte per conquistare quegli spazi di democrazia liberale che, nel nostro Paese, ancora non c'è.

Ecco il punto: la democrazia liberale.

Per uscire dalla crisi politica e istituzionale che stiamo vivendo, a mio parere, è necessario costruire un altro campo politico rispetto a quello del Potere trasversale della partitocrazia dominante. L'altro campo è quello della democrazia liberale come alternativa politica all'odierna democrazia reale del "monopartitismo imperfetto". Parafrasando Ronald Reagan potremmo affermare che la differenza che passa tra una democrazia liberale e una democrazia reale è la stessa differenza che c'è tra una camicia e una camicia di forza. Siamo pazzi di libertà.

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