Con un convegno Napolitano fa dell'emergenza carceri un caso istituzionale

Dalla Rassegna stampa

Quirinale, Csm e parlamentari di maggioranza e opposizione: d'un tratto, grazie a un convegno che si terrà da domani in Senato, la situazione della giustizia e delle carceri diventa un caso istituzionale. Certo, nel frattempo più che cambiare il vento ritorna. E così, a vent'anni dalla bufera mediatico giudiziaria di Tangentopoli, una brezza dello stesso tipo sta soffiando sul Parlamento italiano e sulla sua "casta", nella quale, come ha scritto Francesco Piccolo sull'Unità, l'accanimento irrazionale dei giusti e degli onesti arriva a indicare "il male assoluto e generico, senza fare più distinguo". "Basta guardare l'affanno dei dirigenti del Pd - nota Piccolo che fanno a gara a smarcarsi e a correre dalla parte del campo dove stanno gli irreprensibili che indicano con rabbia i reprensibili, ma non sanno che non hanno scampo in questo clima, che la casta è sempre condannata tutta intera". Poco conta, infatti, se le manette scattate intorno ai polsi di Alfonso Papa (Pdl) abbiano solo lambito quelli di Alberto Tedesco (Pd); se il segretario dei democrat, Pier Luigi Bersani, ieri si sia affrettato a esternare, sul Corriere della Sera, la propria voglia di dimostrare "una diversità politica": il clima neo manettaro, frenetico, passa sopra gli schieramenti politici, spinto dall'impulso di mettere alla sbarra l'intera classe dirigente. "Se si mostra un istinto garantista, che un tempo era considerato civile, o almeno un pudore verso le conseguenze private di un errore pubblico, sembra ormai di stare dalla parte di chi ha commesso l'errore", scrive ancora Piccolo.

Mentre, dunque, il venticello giustizialista investe il paese, per la prima volta da mesi le massime istituzioni dello stato si impegnano pubblicamente sul fronte della crisi del sistema penitenziario e per la riforma della giustizia italiana. Sollecitati dall'iniziativa nonviolenta del leader radicale Marco Pannella, e dal sostegno bipartisan arrivato da 270 deputati e 101 senatori oltre che da migliaia di cittadini comuni, i vertici della Repubblica si riuniranno in Senato domani e venerdì per un convegno dal titolo "Giustizia! In nome del popolo sovrano", promosso appunto dal Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito ma sotto l'alto patronato del presidente della Repubblica e con il patrocinio di Palazzo Madama, L'emergenza carcere ha infatti superato i livelli di guardia: le strutture sono ìn affanno sotto il peso del sovraffollamento, considerato che ci sono oltre 67 mila reclusi stipati in spazi sufficienti per 44 mila. Non solo: più del 40 per cento della popolazione penitenziaria è in attesa di giudizio e le statistiche suggeriscono che almeno la metà sarà riconosciuta innocente o vedrà prescritti i propri reati. "Sono centinaia di migliaia i procedimenti che ogni anno cadono in prescrizione", dice al Foglio la deputata radicale Rita Bernardirii, "da questo convegno e dal suo portato di proposte riformatrici può giungere quella risposta benefica anche per la politica, oggi così paralizzata e incapace di fornire coraggiose proposte di governo". Da destra a sinistra, è la novità di queste ore, quasi tutti concordano sull'urgenza di affrontare la questione carceraria con misure strutturali: "Quella delle carceri dovrebbe essere al primo posto tra le preoccupazioni del nuovo ministro della Giustizia - spiega al Foglio il sottosegretario del ministero dell'Interno, Alfredo Mantovano - Franco Ionta, capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria al ministero della Giustizia, fa i tripli salti, mortali, ma effettivamente la situazione resta insostenibile. Bisogna approvare il piano carceri, lavorare a una razionalizzazione del personale e avviare il piano di edili- zia carceraria, ma anche per queste misure non si può fare a meno di porre il problema dei fondi". Secondo il responsabile Giustizia del Partito democratico, Andrea Orlando, bisognerebbe rilanciare le pene alternative, avviare un ampio processo di depenalizzazione e superare la legge Cirielli sulle recidive. Interpellato dal Foglio, si mostra dello stesso avviso il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: "La strada maestra per risolvere il drammatico problema del sovraffollamento delle carceri italiane e per avere quindi condizioni di detenzione meno disumane - osserva il sindaco, firmatario anche lui dell'appello radicale - è quello della riforma del Codice penale, -sempre più urgente. È necessario che per alcuni reati minori la pena principale non sia la detenzione, ma ci siano misure alternative al carcere, come i lavori socialmente utili, che sono più efficaci e che servono a diminuire la popolazione carceraria". Mentre per i Radicali, sottolinea Bernardini, la riforma della giustizia dovrà necessariamente passare da un provvedimento di amnistia e di indulto, "che sgravi la magistratura dall'arretrato mostruoso di processi pendenti e faccia rientrare le nostre carceri nella legalità".

Se sulle proposte ci si può dividere, l'iniziativa di promuovere un convegno istituzionale sul tema raccoglie un plauso trasversale: "Finalmente si è messo al centro dell'agenda un tema che pone il nostro paese ampiamente fuori dalle indicazioni costituzionali - dichiara Orlando - Accogliamo con piacere l'attenzione complessiva delle istituzioni, è questo il vero terreno su cui si misura il tema del garantismo che viene utilizzato a sproposito come sinonimo di impunità, mentre a nostro avviso rappresenta l'attenzione alle persone più deboli". "Anche se l'Italia è il paese dei molti convegni e delle poche riforme", premette il giurista e deputato del Pdl Gaetano Pecorella, "credo sia un'iniziativa importante. La questione penitenziaria, una delle grandi emergenze del paese, è stata spesso trascurata. Affrontarla a quel livello, con quei nomi e con l'alto patronato della presidenza della Repubblica è significativo". Al convegno, che nella giornata di apertura vedrà il saluto del presidente del Senato, Renato Schifani, e l'intervento del capo dello stato, Giorgio Napolitano, prenderanno parte tra gli altri Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei conti, Ernesto Lupo, primo presidente della Corte di cassazione, Michele Vietti, vicepresidente del Csm e Luca Palamara, presidente dell'Associazione nazionale magistrati.

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