Sull'Aids figuraccia dell'Italia
Un autogol. All'apertura della seconda giornata della Conferenza mondiale sull'Aids che si sta svolgendo a Roma, l'opposizione bacchetta il governo per non aver rispettato gli impegni sul finanziamento del Fondo Globale per la lotta all'Aids. Ovvero per non aver versato i 260 milioni delle quote 2009 e 2010, nonostante le promesse di Berlusconi al vertice G8 dell'Aquila e le rassicurazioni del ministero degli Esteri del settembre successivo. In sostanza, l'Italia non paga il Fondo che essa stessa ha ideato nel 2002. A denunciarlo è proprio il Global Fund il cui direttore, peraltro, si è incontrato ieri con una rappresentante della Farnesina, Elisabetta Belloni, direttore generale della Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri. Chissà se c'è da ben sperare visto che Frattini aveva reso noto, nei giorni scorsi, che, nonostante le esigenze di risanamento della finanza pubblica, lui e Tremonti sarebbero «all'opera per individuare le risorse da destinare al Fondo e definire i possibili contributi per il prossimo triennio». Intanto all'inaugurazione della conferenza (che dura fino al 20), il ministro della Salute Fazio non si è fatto vedere, come aveva preventivamente denunciato in una nota il Forum della società civile italiana sull'Hiv/Aids nei giorni scorsi.
Una strada, quella degli aiuti a favore della ricerca per la salute globale e degli interventi nazionali, da riprendere per raggiungere, nel 2015, l'obiettivo di stabilizzare le infezioni da Hiv definito lo scorso giugno dall'assemblea generale delle Nazioni Unite. Potrebbe, infatti, arrivare entro cinque anni un vaccino contro l'Hiv basato «sulla somministrazione di in un anticorpo umano, che neutralizza più del 90% dei ceppi virali esistenti in natura», ha spiegato Gary Nabel, direttore del Centro di ricerca sui vaccini dell'Istituto nazionale di allergologia e malattie infettive statunitense. D'altro canto «un trentenne che dovesse infettarsi oggi con l'Hiv può contare sulla stessa aspettativa di vita di una persona sana» afferma Giovanni Di Perri, direttore della Clinica di malattia infettive dell'università di Torino.
Intanto i Radicali presentano una serie di «emendamenti alle missioni internazionali» tagliando le quali si verrebbero a «creare una serie di risparmi che possano essere destinati a forme di cooperazione internazionale».
Come spiega al Riformista il senatore Marco Perduca: «Tagliando le missioni più piccole e lasciando necessariamente Afghanistan, Libano, Libia e Kosovo, si creerebbe un risparmio di un terzo della spesa destinata alle missioni che coprirebbe in parte le quote non pagate del Global Fund». E prosegue: «Se uno dei creatori del Fondo non paga il dovuto tutti gli altri paesi si sentiranno autorizzati a fare lo stesso». D'altro canto «tagliare quando si inizia ad affrontare la malattia grazie alla ricerca crea un danno. Proprio adesso che ci sono aperture sulla prevenzione persino da parte del Papa (nei giorni scorsi monsignor JeanMarie Mupendawatu aveva parlato all'Osservatore Romano della necessità di assicurare la distribuzione gratuita di farmaci antiretrovirali agli infettati, ndr)».
In ogni caso uno dei problemi da affrontare è il prezzo dei farmaci: «Molte compagnie farmaceutiche hanno abbandonato i programmi di riduzione dei prezzi dei farmaci contro l'Hiv nei Paesi a medio reddito», è la denuncia contenuta nel rapporto presentato ieri da Medici senza frontiere. Lo scopo delle giornate è riuscire a bloccare permanentemente la replicazione del virus nell'organismo, fino a consentire al paziente di interrompere le cure farmacologiche. «Un obiettivo possibile», secondo Francoise Barre-Sinoussi. E se lo dice lei c'è da crederle: nel 2008 vinse il Nobel per aver scoperto (con Luc Montagnier) il virus dell'Aids.
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