Le poste, amiche degli immigrati solo se ci si guadagna sopra

Dalla Rassegna stampa

Diciassette sono gli immobili messi all'asta da Poste Italiane e zero saranno le persone straniere che ne potranno disporre. Lo specifica la stessa azienda nel documento che descrive la disciplina di gara dove sono indicati i soggetti che possono partecipare al bando. Si tratta di «persone fisiche in possesso dei requisiti previsti dalle norme vigenti per non incorrere nella decadenza dal diritto all'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica», e il requisito che viene prima di tutti gli altri è quello della cittadinanza italiana. In poche parole chi ha il permesso di soggiorno o la carta di soggiorno non può accedere al bando. A tutela degli esclusi sono insorti la Cgil di Brescia e l'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione evidenziando che si tratta di un atto discriminatorio, e oltretutto, non conforme al Testo Unico sull'Immigrazione in cui è chiaro che i migranti regolari con carta di soggiorno o con un permesso biennale sono equiparati agli italiani nell'accesso alle liste di assegnazione delle case popolari. L'aspetto più singolare della vicenda è che proprio attraverso lo sportello "amico" delle Poste si invia il kit, ovvero l'insieme dei documenti per il rinnovo del titolo di soggiorno (ogni spedizione costa 30 euro). La gestione di questo servizio da parte dell'azienda si deve ad un accordo siglato con il ministero dell'Interno nel 2006. Da quel momento sono oltre un milione le domande inoltrate e, anche senza essere troppo precisi, una semplice moltiplicazione per il costo del singolo kit dà il senso di quanto è stato incassato. A questo vanno aggiunti i soldi spesi dagli stranieri per l'invio di pacchi nel paese d'origine. Ora, ci si chiede: ma che Poste amiche sono?

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