Pisapia: "O così o la bancarotta"
«È una scelta obbligata: o facciamo così o rischiamo il default». Sono state parole di preoccupazione quelle che il sindaco ha detto ieri alla sua maggioranza.
Perché preoccupante, raccontano tutti, è il momento che sta vivendo Palazzo Marino. L'Italia. Ed è da lì, da quella stagione di crisi, che è partito Giuliano Pisapia per spiegare ad assessori e capigruppo di tutta la coalizione riuniti in sala giunta, la malattia del Comune. È la cura, dolorosa ma necessaria. Ha confermato quel buco ereditato da Letizia Moratti, il sindaco: «Solo quest'anno mancheranno 186 milioni». Ha ricordato tutto il peso dell'ultima manovra, che arriva a toccare anche le famiglie: «Ci rendiamo conto del momento di difficoltà, anche i ticket sanitari certamente sono un aggravio pesante», il senso delle sue parole. Ma è proprio quel quadro che «impone delle scelte obbligate». Ed è al senso di responsabilità di tutti che il sindaco si è appellato nell'elencare le possibilità sul piatto: dall'Irpef al biglietto del tram fino alla tassa di soggiorno. «Perché o prevediamo misure come l'addizionale Irpef - è stata la conclusione - o dobbiamo tagliare i servizi, o rischiamo di sforare il patto di stabilità e, a quel punto, sarebbe il default».
I toni, racconta chi c'era, non si sono mai alzati. Una nuova riunione. Ancora tre ore di discussioni, tabelle, prospetti. In attesa della replica, oggi, con l'assessore al Bilancio Bruno Tabacci. Perché ieri mattina, nella sala giunta, è andato in scena un "dramma annunciato" di diverso genere. Nessuno scontro, nessun tono polemico, ma la consapevolezza di dover mandare giù – tutti – un boccone difficile, una medicina necessaria. Anche se molti esponenti di maggioranza, soprattutto quanti ascoltavano per la prima volta il ventaglio di sacrifici prospettato, non hanno potuto non esprimere preoccupazione: «Non si possono colpire così tanto i cittadini. Capirà la gente?», la prima reazione di molti. A cominciare da quella soglia fissata per l'introduzione dell'Irpef, che ha destato perplessità in tanti: troppo bassa per alcuni come Basilio Rizzo o Raffaele Grassi dell'Idv. Anche se, sul tavolo, sono stati portati i confronti con le altre città. In questo modo, con quella base di partenza che oscilla tra 15mila e 26mila euro - è stato il dubbio - si colpiscono i ceti medi. Meglio, secondo altri, concentrarsi sui redditi più alti. Introducendo, come hanno suggerito il Pd e Sel, anche misure dirette a colpire le "case di lusso", alzando al massimo l'Ici per queste categorie. E le proposte alternative non sono mancate. Dirette, soprattutto, a tutelare le «fasce più deboli». Il radicale Marco Cappato sarebbe arrivato a proporre di alzare il prezzo del biglietto fino a 2 euro, se questo permetterà di fare più investimenti. Per tutti, però, la necessità al momento in cui verrà presa la scelta definitiva, dovrà essere una: «Dobbiamo parlare alla città, spiegare i motivi di questa scelta». Un'operazione-verità assicurata anche dal sindaco, che ha promesso un'azione di contrasto all'evasione fiscale. Oggi i partiti dovranno far sapere alla giunta se riusciranno a garantire quello che ieri è stato chiesto loro: l'impegno a stare in aula, la settimana prossima, ogni giorno, per approvare la manovra.
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