Int. a M. Pannella - «Carceri, lo Stato contro l'umanità»
Alzi la mano chi, di fronte a questa o quella improvvisata dei radicali, on ha sacramentato di brutta, maledicendo gli aiuti offerti al più antico partito italiano nella sua eterna lotta per la sopravvivenza. Poi capita che mentre un intero sistema politico e mediatico gira a vuoto intorno a se stesso, solo Marco Pannella riesce a costringere politicanti e giornalisti ad accorgersi che nelle carceri italiane la mattanza è quotidiana e che dietro quelle sbarre giustizia e democrazia sono state le prime a rimetterci la pelle. E allora anche i più inviperiti si ritrovano a pensare non senza una sincera gratitudine: «Meno male che ci sono i radicali».
Pannella, siete stati, ancora una volta, gli unici a richiamare l'attenzione della politica e dell'informazione sul dramma dei carcere...
Non tanto del carcere quanto della' giustizia e più ancora della sua appendice carceraria. Questo Stato ha prodotto una situazione istituzionale e sociale purtroppo nemmeno paragonabile con quella che realizzò e impose l'infame ventennio partitocratico fascista. Diciamola tutta: ormai, come un po' ovunque, nel mondo stiamo vivendo un processo di "democrazia reale" che sta alla democrazia come il socialismo reale stava al socialismo.
Non tanto del carcere quanto della' giustizia e più ancora della sua appendice carceraria. Questo Stato ha prodotto una situazione istituzionale e sociale purtroppo nemmeno paragonabile con quella che realizzò e impose l'infame ventennio partitocratico fascista. Diciamola tutta: ormai, come un po' ovunque, nel mondo stiamo vivendo un processo di "democrazia reale" che sta alla democrazia come il socialismo reale stava al socialismo.
Quando si parla di carcere, quasi tutti ne fanno nella migliore delle ipotesi una questione di umanitarismo. Tu invece sembri chiamare in causa non solo l'intero capitolo giustizia ma la stessa qualità dello Stato...
Con questa realtà, lo Stato nega la sua stessa ragion d'essere. Rappresenta una quotidiana, dolorosissima, scandalosa, lenta, inesorabile tortura, una sempiterna messa a morte non solo di elementari principi umanitari, ma soprattutto della Legge: internazionale, europea, nazionale. La stessa Costituzione italiana è violentata, violata. Per questo noi ripetiamo che oggi la vita del diritto è condizione per il diritto alla vita. Ti dice nulla?
Con questa realtà, lo Stato nega la sua stessa ragion d'essere. Rappresenta una quotidiana, dolorosissima, scandalosa, lenta, inesorabile tortura, una sempiterna messa a morte non solo di elementari principi umanitari, ma soprattutto della Legge: internazionale, europea, nazionale. La stessa Costituzione italiana è violentata, violata. Per questo noi ripetiamo che oggi la vita del diritto è condizione per il diritto alla vita. Ti dice nulla?
Restiamo alla giustizia e al carcere. Hai iniziato a ottenere qualche risultato con la tua iniziativa?
Se permetti "abbiamo" e non "ho". Certamente abbiamo ottenuto il prendere corpo, anche ai massimi livelli istituzionali e in uno straordinario "campione" di popolo sovrano, della consapevolezza della necessità e urgenza di una soluzione direi storica di questa tragedia civile.
Se permetti "abbiamo" e non "ho". Certamente abbiamo ottenuto il prendere corpo, anche ai massimi livelli istituzionali e in uno straordinario "campione" di popolo sovrano, della consapevolezza della necessità e urgenza di una soluzione direi storica di questa tragedia civile.
Si ma concretamente, cosa chiedi di fare alla politica oggi in Italia?
Quello che oggi, venerdì 22 luglio, proporremo a Tunisi con il Consiglio generale del Non Violent Radicai Party Transnational and Transparty: che si imponga ai governi, ovunque, anche il da loro in Tunisia, di rispettare e usare come -arma le loro stesse legalità tradite e abbandonate un po' ovunque, usando quindi come arma e strumento principale le carte costitutive dell'Onu e l'infinita serie di trattati generali e bilaterali che vincolano lo Stato tunisino non meno di quello italiano. In particolare, per quanto riguarda lo specifico dramma nostro, il 28 e 29 mattina, solennemente, nella sede del Senato, per iniziativa offertaci con straordinaria ragionevolezza e autorità dal presidente Schifami, con il patrocinio e la partecipazione del Presidente della Repubblica, si terrà un convegno per la grande riforma della giustizia, e (come noi proponiamo) per una grande amnistia trainante un poderoso complesso di misure riformiste, tutte prontissime, convergenti verso lo stesso fine.
Quello che oggi, venerdì 22 luglio, proporremo a Tunisi con il Consiglio generale del Non Violent Radicai Party Transnational and Transparty: che si imponga ai governi, ovunque, anche il da loro in Tunisia, di rispettare e usare come -arma le loro stesse legalità tradite e abbandonate un po' ovunque, usando quindi come arma e strumento principale le carte costitutive dell'Onu e l'infinita serie di trattati generali e bilaterali che vincolano lo Stato tunisino non meno di quello italiano. In particolare, per quanto riguarda lo specifico dramma nostro, il 28 e 29 mattina, solennemente, nella sede del Senato, per iniziativa offertaci con straordinaria ragionevolezza e autorità dal presidente Schifami, con il patrocinio e la partecipazione del Presidente della Repubblica, si terrà un convegno per la grande riforma della giustizia, e (come noi proponiamo) per una grande amnistia trainante un poderoso complesso di misure riformiste, tutte prontissime, convergenti verso lo stesso fine.
Anche qualora questa classe politica fosse in grado di assumere una decisione simile, non rischierebbe di apparire un mero atto di clemenza?
Ma no. E chiaro che, in questa ottica, l'amnistia costituisce una cosa ben diversa da un atto di clemenza. Sarebbe invece un dato strutturale, tale da trainare tutti gli altri obiettivi convergenti e da tempo elaborati ai fini della decriminalizzazione. Avrebbe la stessa funzione che ebbe l'introduzione del divorzio, quando togliere il vincolo dell'indissolubilità del matrimonio comportò una serie di riforme a cascata. Oggi l'amnistia avrebbe una funzione di coagulo dei vari obiettivi come la depenalizzazione o le misure alternative. E il tutto comporterebbe la soluzione sia del "mostro carcerario" sia del nodo di una giustizia capace di assicurare una reale compattezza tra l'evento e il giudizio.
A proposito di divorzio, pensi che la vittoria a sorpresa degli ultimi -referendum restituisca a questo strumento la funzione che aveva un po' perso anche perché inflazionato?
Partiamo dall'inizio. Deve essere chiaro che in questo Paese la Costituzione è stata radicalmente tradita già dal decennio successivo alla sua approvazione, e quelli che oggi inalberano continuamente la necessità di difenderla sono nella migliore delle ipotesi i discendenti di coloro che hanno fatto della Repubblica italiana l'erede della monarchia fascista...
Partiamo dall'inizio. Deve essere chiaro che in questo Paese la Costituzione è stata radicalmente tradita già dal decennio successivo alla sua approvazione, e quelli che oggi inalberano continuamente la necessità di difenderla sono nella migliore delle ipotesi i discendenti di coloro che hanno fatto della Repubblica italiana l'erede della monarchia fascista...
Il Pci insomma...
Con il, suo motto, che è sempre stato Pas d'ennemis à droite.
Con il, suo motto, che è sempre stato Pas d'ennemis à droite.
Non era "à gauche"?
Ma no! È a destra che non volevano nemici: dovevano andare d'accordo con la Confindustria, col Vaticano, con l'esercito...
Ma no! È a destra che non volevano nemici: dovevano andare d'accordo con la Confindustria, col Vaticano, con l'esercito...
Innegabile, ma dov'è il nesso con i referendum?
Nel fatto che uno dei tradimenti della Costituzione è stata l'impossibilità, per 24 anni, di usare lo strumento referendario. Poi, se possibile, è andata anche peggio perché la Corte costituzionale, anche se per la Costituzione i soli temi su cui non si possono fare referendum sono il fisco e i trattati internazionali, è riuscita a negare per 59 volte legittimità ai nostri quesiti, pur stilati da giuristi ben preparati! Nel '99 il referendum sull'abolizione della quota proporzionale non prese il quorum solo perché si erano "dimenticati" di togliere dagli elenchi elettorali i morti. Per ben cinque volte, pur di evitare i referendum radicali, è stata sciolta anticipatamente la legislatura. Ma soprattutto, dopo la vittoria di alcuni referendum' importanti, come quelli sulla responsabilità civile dei giudici o sul finanziamento pubblico dei partiti, sono state fatte leggi che andavano in direzione opposta a quella indicata dai referendum, con un comportamento rigorosamente anticostituzionale. E per questo, non perché noi lo avevamo inflazionato, che lo strumento referendario sembrava non funzionare più.
Insomma, Berlusconi non è stato il primo a fare il possibile per affossare il referendum...
Berlusconi, come spesso gli capita, è stato la caricatura di uno che affossa i referendum. Niente a che vedere con l'efficienza di quegli altri, del regime partitocratico al potere da sessanta anni.
Berlusconi, come spesso gli capita, è stato la caricatura di uno che affossa i referendum. Niente a che vedere con l'efficienza di quegli altri, del regime partitocratico al potere da sessanta anni.
Secondo te Berlusconi di quel regime non fa parte?
Oggi sì. Berlusconi dalla partitocrazia è stato corrotto. Ma negli anni Ottanta noi Radicali, e anche i garantisti o quelli del 7 aprile, abbiamo potuto esprimerci solo grazie alla Fininvest. Anche dopo l'entrata in politica, almeno fino al '96, Berlusconi ha pensato davvero di costruire quel Partito liberale di massa di cui parlava. Prima delle elezioni del '96 aveva, firmato con noi un accordo in cui dichiarava che il primo atto della nuova legislatura sarebbe stata una procedura d'urgenza per la riforma amen cana sia della legge elettorale che del sistema istituzionale. Poi perse le elezioni e perse anche l'entusiasmo. E lo sai cosa fa, notoriamente, uno che perde l'entusiasmo? Va a puttane.
Oggi sì. Berlusconi dalla partitocrazia è stato corrotto. Ma negli anni Ottanta noi Radicali, e anche i garantisti o quelli del 7 aprile, abbiamo potuto esprimerci solo grazie alla Fininvest. Anche dopo l'entrata in politica, almeno fino al '96, Berlusconi ha pensato davvero di costruire quel Partito liberale di massa di cui parlava. Prima delle elezioni del '96 aveva, firmato con noi un accordo in cui dichiarava che il primo atto della nuova legislatura sarebbe stata una procedura d'urgenza per la riforma amen cana sia della legge elettorale che del sistema istituzionale. Poi perse le elezioni e perse anche l'entusiasmo. E lo sai cosa fa, notoriamente, uno che perde l'entusiasmo? Va a puttane.
A proposito di legge elettorale: nonostante la pessima prova dei sistemi arrivati dal '93 in poi tu resti convinto della validità del maggioritario?
Nel '93 il referendum aveva stabilito che si dovesse passare all'uninominale maggioritario. Invece col mattarellum inserirono un 25% di quota proporzionale che era come un virus mortale. Vedo che adesso vogliono raccogliere le firme per altri due referendum sulla legge elettorale, ma sono entrambi bidoni. Primo, non credo che riusciranno a raccogliere le firme. Secondo, almeno uno dei due, quello di Passigli, verrà certamente bocciato dalla Corte. Terzo e più importante, tutti e due evitano il solo vero salto di qualità politico, storico e culturale che è il maggioritario uninominale, di cui il doppio turno alla francese costituisce una variante.
Nel '93 il referendum aveva stabilito che si dovesse passare all'uninominale maggioritario. Invece col mattarellum inserirono un 25% di quota proporzionale che era come un virus mortale. Vedo che adesso vogliono raccogliere le firme per altri due referendum sulla legge elettorale, ma sono entrambi bidoni. Primo, non credo che riusciranno a raccogliere le firme. Secondo, almeno uno dei due, quello di Passigli, verrà certamente bocciato dalla Corte. Terzo e più importante, tutti e due evitano il solo vero salto di qualità politico, storico e culturale che è il maggioritario uninominale, di cui il doppio turno alla francese costituisce una variante.
Un'ultima domanda: se la partitocrazia domina da trent'anni e la democrazia è diventata solo un simulacro, su quali elementi di speranza scommette il Partito radicale?
Alla fine anche il socialismo reale è caduto, no? Noi siamo la forza di resistenza e a un certo punto il Paese è puntualmente costretto a pronunciarsi sulle questioni poste dai radicali, come oggi sulle carceri o sulla partitocrazia, che noi denunciamo da decenni. Ma una cosa è certa: che la partitocrazia non può illudersi di andare avanti così, scaricando tutto sulle spalle di uno che non è un genio neppure del male come Silvio Berlusconi.
Alla fine anche il socialismo reale è caduto, no? Noi siamo la forza di resistenza e a un certo punto il Paese è puntualmente costretto a pronunciarsi sulle questioni poste dai radicali, come oggi sulle carceri o sulla partitocrazia, che noi denunciamo da decenni. Ma una cosa è certa: che la partitocrazia non può illudersi di andare avanti così, scaricando tutto sulle spalle di uno che non è un genio neppure del male come Silvio Berlusconi.
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