Frenata sul processo lungo Nitto Palma per la giustizia

Dalla Rassegna stampa

«Ascolteremo l'aula e valuteremo con molta attenzione gli emendamenti dell'opposizione. È chiaro che le norme sul cosiddetto processo lungo avrebbero meritato una maggiore discussione e magari un provvedimento di legge a sé». Prende tempo il leghista Sandro Mazzatorta che al senato segue il disegno di legge originariamente presentato proprio dalla Lega sulla inapplicabilità del rito abbreviato ai delitti punibili con l'ergastolo, legge che domani dovrebbe arrivare in aula completamente stravolto e trasformato in un'altra «ad personam». Consentirebbe infatti alle difese di allungare a dismisura i processi, aumentando il numero dei testimoni anche nei processi in corso. Nel processo Ruby, ad esempio. Se la Lega dovesse decidere di mettersi di traverso, le speranze del Pdl di approvarla prima dell'estate (deve tornare alla camera a settembre) crollerebbero.

I tempi sono stretti e probabilmente l'ostruzionismo delle opposizioni potrebbe ottenere lo stesso risultato. Il Pd già domani in conferenza dei capigruppo si appresta a chiedere uno stop. «I leghisti fanno pretattica - dice il senatore Felice Casson del Pd - non hanno alcun bisogno di aspettare i nostri emendamenti per decidere perché i nostri emendamenti sono li da un pezzo e sono tutti soppressivi. Così com'è uscita dalla commissione la legge non è emendabile. E la Lega sa bene che il "processo lungo" non è giustificabile con i propri elettori, altro che sicurezza». Il Carroccio dunque si tiene le mani libere fino all'ultimo momento e ha incassato con soddisfazione la decisione dello staff legale di palazzo Chigi di non presentare in aula l'annunciato emendamento che avrebbe consentito di bloccare immediatamente il processo Ruby in pendenza del giudizio della Consulta sul conflitto di attribuzione. Anche se a convincere Berlusconi pare siano state più ragioni di impraticabilità tecnica che consigli di prudenza politica. A questo punto la soluzione migliore per i leghisti sarebbe quella del ritorno al primo testo della legge, firmata dalla deputata del carroccio Carolina Lussana, è cioè al testo della camera che è stato cancellato in cinque articoli su sei dalla commissione giustizia del senato. In questo caso la legge potrebbe persino essere approvata a passo di carica, ma la correzione di rotta per il Pdl sarebbe davvero clamorosa.

Nel frattempo il ministro leghista Roberto Calderoli ieri, attraverso un'intervista alla Stampa, ha chiesto che il nuovo ministro della giustizia sia uno che «si dimentichi di parlare con gli avvocati del premier». La soluzione che Berlusconi sembra preferire è invece quella dell'attuale sottosegretario all'interno Francesco Nitto Palma che da parlamentare ha più volte presentato iniziative in favore del premier nonché la legge con la quale si cercò di istituire la commissione d'inchiesta sulle «toghe rosse». Ex magistrato della procura di Roma, Nitto Palma nelle intenzioni di Berlusconi dovrebbe sostituire Alfano (che vuole dedicarsi solo al partito) entro la settimana. Per evitare guai, il ministero della giustizia si è però infilato in una gaffe annunciando che il ministro, chiunque sarà, non parteciperà al convegnone dei radicali sulle carceri in programma giovedì e venerdì. Con Napolitano e Schifani ci sarà il sottosegretario Caliendo.

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