Alfoso Papa e le "toghe azzurre"?
Sull'arresto di Bisignani autorevoli esponenti del centro destra, per esempio Fabrizio Cicchitto, hanno ripreso a parlare di giustizia a orologeria. Va detto che quando si evoca un concetto del genere, nel nostro paese raramente si rischia di sbagliare. Nel senso che se non c'è una campagna elettorale che si prepara o un dopo-elezioni che si trascina - e abbiamo già notevolmente ristretto gli spazi - c'è sempre qualche evento politico che giustifica la metafora. Almeno per quel che riguarda, diciamo così, l'orologio.
Per farlo suonare ci vuole però qualcuno che lo regoli e sulla sua identità il centro destra ha da sempre le idee chiare: le famose toghe rosse. Sbagliano, almeno in linea generale. Se guardiamo alle operazioni giudiziarie di questi ultimi giorni a Roma, a Milano e a Napoli scopriamo, tirando le somme, che dal punto di vista politico esse stanno causando inquietudini bipartisan. Tutto ciò naturalmente a prescindere dalla fondatezza e solidità degli spunti di indagine che come sempre sono ancora da verificare. Eppure questa delle "toghe rosse " non solo rimane la interpretazione dei berlusconiani ma sembra averli convinti a costruirsi una struttura di difesa, una sorta di quinta colonna in campo nemico. Il percorso del magistrato, poi deputato, Alfonso Papa questo sembra significare, al di là delle fattispecie penali del suo comportamento. Così come la ormai radicata presenza di certi magistrati a via Arenula. Come le vogliamo chiamare, "toghe azzurre "?
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