Se fosse comunista sarebbe solo coerente
Massimo Bordin, a «Radio Radicale», ieri, pur convenendo con me che lo stragista norvegese non si possa definire "cristiano", si chiedeva: ma se a compiere un tale massacro fosse uno che sbandiera ideali comunisti, Socci direbbe egualmente che si tratta di un folle? Può anche capitare. Bisogna valutare il caso. Tuttavia un'ideologia (con una prassi) come quella marxista-leninista che - al contrario del Vangelo di Cristo - predica l'odio di classe, il rovesciamento violento della società (la rivoluzione), la dittatura del partito e l'eliminazione dei nemici, produce coerentemente violenza e massacri (perciò è stata collocata fra le "ideologie assassine").
Infatti dovunque e sempre si è realizzata così. Da Mao a Pol Pot, da Lenin e Stalin a Fidel Castro. Ci sarà una componente di follia in uno come Stalin, ma la follia fa cento morti, mentre un'ideologia assassina ne fa cento milioni.
Il comunismo dei lager non era un caso di follia, ma la realizzazione storica del marxismo-leninismo, tanto è vero che Stalin era venerato da tutti i comunisti (a partire da quelli italiani) come «il capo dei lavoratori di tutto il mondo», «l'uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità» (come scriveva l'Unità).
Ora vediamo Breivik: è l'antitesi del comandamento dell'amore di Gesù Cristo, spara a zero sul papa ed era affiliato alla massoneria. Siamo agli antipodi della fede. Anche nel sistema di vita (la escort di lusso prima della strage).
Ma uno che annota di dover andare in un salone di bellezza a farsi la lampada per apparire in pubblico dopo il macello vi sembra normale? A un pazzo del genere volete regalare una dignità culturale e politica permettendogli di dirsi massone" o "cristiano culturale"? Per me non ne ha alcun diritto. Lui peraltro usa quella formula perché include il cristianesimo, come pure l'illuminismo, fra le basi dell'identità europea. Si può per questo definire cristiano o illuminista?
No. Resta solo un pazzo assassino. Oltretutto i "cristiani culturali" sono una nobile categoria: dovrebbero essere loro a rivoltarsi perché io non sono un "cristiano culturale". Nessun cattolico praticante lo è.
"Cristiani culturali" sono personalità come Benedetto Croce («perché non possiamo non dirci cristiani») o Giuliano Ferrara, Oriana Fallaci o - con altre idee - lo stesso Marco Pannella che più di una volta ho sentito definirsi (anche) cristiano.
"Cristiano culturale" è - per fare un altro esempio - un Gaetano Salvemini, che scriveva di aver trovato una "guida" in Gesù Cristo «che ha lasciato il più perfetto codice morale che l'umanità abbia mai conosciuto. Io non so» aggiungeva «se Gesù Cristo sia stato davvero figlio di Dio o no. Ma sulla necessità di seguire la moralità insegnata da Gesù Cristo non ho nessun dubbio».
Sono tutti personaggi agli antipodi del killer norvegese. La dignità culturale e politica del "cristiano culturale", per rispetto anche a loro, non può essere usurpata da un folle sanguinario che faceva il tiro al bersaglio su dei ragazzi innocenti.
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