Lo scandalo Murdoch in Italia
La saga delle intercettazioni inglesi è stata ripresa dai giornali italiani utilizzando soprattutto due registri intrecciati fra loro. Da un lato l'Inghilterra come luogo dell'immaginario antico borghese italiano. Dall'altro, il parallelo fra quegli eventi e la nostra situazione politica.
Nel primo caso il luogo dell'immaginario ha tracimato nel luogo comune. Letterario innanzitutto, con l'inevitabile citazione di Shakespeare e il paragone fra Murdoch senior e re Lear. Se mai, l'unico volto che evoca il teatro elisabettiano è quello della perfida Rebekah Brooks. Quanto alla politica, si scivola nel luogo comune quando si sostiene come tutto in Inghilterra funzioni meglio che da noi. È vero, ma diventa provincialismo simpaticamente ingenuo nel momento in cui si definisce "meraviglioso " perfino il pugno assestato dalla consorte del tycoon a un disturbatore. Il paragone poi fra le loro intercettazioni e le nostre è sbilenco. Da noi la polizia intercetta su ordine - sia pur discutibile - della magistratura, lì è successo che l'abbia fatto perché corrotta dai giornalisti, quando essi non hanno addirittura fatto tutto da soli. L'unica considerazione non banale per quanto molto “politicamente scorretta ", finisce così per essere quella del collega Buffa su Facebook: saranno pure canaglie questi giornalisti dei tabloid inglesi, ma almeno non si sono limitati a pubblicare intercettazioni comodamente passate loro. E - mi permetterei di aggiungere - come è giusto pagano di persona.
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