Per Sarkò il greggio libico vale più della democrazia

Dalla Rassegna stampa

Ci saranno senza dubbio grandi motivi di riflessione sulla conclusione alla quale sta pervenendo la vicenda libica. Oggi, in ogni caso, salutiamo tutti positivamente la cacciata di Gheddafi, anche se vi è ancora tutto da comprendere sulla sua sorte. Per la Libia si apre una nuova fase che mostra grandi opportunità ma porta con se anche molte incognite. A differenza di altri Paesi del la regione che hanno intrapreso la strada della democrazia, la Libia ha ed avrà oggettive e maggiori difficoltà a inaugurare una stagione di libertà, diritti, democrazia. Difficoltà serie: la realtà libica è caratterizzata da una fortissima segmentazione della società, e contrassegnata dalla assenza di istituzioni parlamentari consolidate e dei partiti.

Tutto ciò genererà enormi problemi sia nella costruzione di una vera e propria dimensione unitaria del Paese, sia nella identificazione di un possibile itinerario democratico. Si può dire che, oggi, la Libia è all'ora zero: chiuso il capitolo con il vecchio regime, ora deve apri me uno nuovo, tutto da scrivere. Per questa ragione è importante, da ora innanzi, il ruolo dell'Europa nel sostenere e accompagnare il processo di democratizzazione. La Conferenza indetta a Parigi, l'altra settimana, dal cosiddetto "Gruppo amici della Libia" è stata un'occasione importante per riflettere sulle prospettive del Paese. Serve consapevolezza sul futuro perché non vorremmo che la"corsa" della nuova Libia finisca per concentrarsi unicamente sugli aspetti economici ed energetici, così come è parso trapelare dall'incontro parigino.

Dal punto di vista militare e diplomatico, è indubbia la vittoria dei Paesi, a partire dalla Francia, che con la Nato hanno contribuito all'affermazione del Consiglio Nazionale di Transizione. Tuttavia la disinvoltura con la quale Sarkozy ha agito (forse per far dimenticare la sua amicizia con BenAli) dovrebbe consigliare di non delegare a pochi la gestione dell'“affare libico”. Dobbiamo augurarci che l'Europa nel suo insieme sia in grado di caricarsi sulle spalle questa esigenza.

* Eurodeputato Pd

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