Missioni e giustizia settimana chiave al Senato
Inizia un'altra settimana difficile per la maggioranza. Mentre sembra essere quasi del tutto disinnescata la bomba leghista sul rifinanziamento delle missioni all'estero, si apre un altro fronte legato a due emendamenti a favore del premier: il cosiddetto «processo lungo» e l'obbligo per il giudice di fermare il procedimento in caso che venga sollevato il conflitto d'attribuzione di fronte alla Consulta. La prima norma servirebbe a mandare in prescrizione il processo Mills, la seconda punta a bloccare il processo sul caso-Ruby, per il quale la Camera ha sollevato conflitto d'attribuzione già incardinato presso la Corte costituzionale. Entrambi i procedimenti sono a Milano e di entrambi si discute in Senato.
Sulle missioni un segnale rassicurante arriva proprio dal viceministro Roberto Castelli che la, settimana scorsa aveva spinto il governo a rinviare il decreto. «Il mio no è una scelta personale», ha spiegato, «la Lega voterà compatta per il rifinanziamento delle missioni militari. Ho chiesto il permesso a Bossi di non votare perché sono totalmente contrario a questa cosa. Ciascuno di noi ha il proprio vissuto e io sono stato in Serbia, sotto i bombardamenti umanitari e so di che cosa sto parlando».
Più delicata la questione dei due emendamenti in materia di giustizia, aggiunti al disegno di legge sull'inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti punibili con l'ergastolo. Il primo, appunto, è quello che allungherebbe i tempi del processi concedendo la possibilità di aumentare il numero dei testi che la difesa di un imputato può convocare in tribunale. Il secondo è quello che ferma il processo in presenza di un conflitto d'attribuzione. Nel primo caso, il Carroccio non dovrebbe creare troppi problemi. Il secondo emendamento invece è ben più spinoso. E il Pdl, che non vuole aumentare i motivi di attrito con i leghisti, sembra disposto a mettere da parte la modifica. Dovrebbe resistere invece il «processo lungo».
Ma su questa norma resta comunque la perplessità fatta filtrare dal Quirinale e per la quale gli uffici legislativi del Colle stanno svolgendo una discreta, quanto determinata, mural suasion.
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