L'idea liberale dell'uguaglianza
Una cosa è la diversità di cultura, un'altra cosa sono le differenze culturali. In una democrazia liberale, diversità e differenza sono due opposti. Il vocabolo "diversità", perciò, non va mai confuso con il termine "differenza". Sono due parole tra loro in contrapposizione. Il riconoscimento della diversità è un elemento fondante della filosofia liberale mentre le differenze appartengono all'ingiustizia della tirannia e al potere integralista, fanatico, liberticida, oscurantista, xenofobo. La diversità, infatti, è legata all'ideale di uguaglianza: si è diversi essendo uguali. Le differenze, al contrario, producono disuguaglianze e, quindi, ingiustizie. Interpretata in questo senso, l'uguaglianza non è nient'altro che la lotta all'ingiustizia. Non si può comprendere l'importanza della diversità, quindi, senza prima definire l'uguaglianza. Perché i due concetti sono tra loro uniti e indissolubili. L'articolo 3 della nostra Costituzione recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Insomma, tutti gli uomini nascono tra loro uguali. Al di là della famiglia di appartenenza, al di là dell'etnia, della religione, degli orientamenti sessuali e del ceto sociale. Nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo si legge: "Tutti gli uomini nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza". Ma gli uguali sono diversi, per definizione. La diversità di cultura, di carattere, di gusti, di attitudini e di ingegno sono l'espressione evidente della nostra uguaglianza. Sono il segno che la diversità vive nell'uguaglianza. E che dobbiamo trovare non dei valori condivisi, ma trovare la convivenza anche di valori diversi, che ci permettano di convivere nonostante la diversità, di vivere insieme nonostante e grazie alle nostre diversità. Le diverse libertà implicano uguali responsabilità. E così, mentre le differenze dividono e creano disuguaglianze, la diversità unisce ed arricchisce sia l'individuo che la collettività. Il principio di uguaglianza, perciò, in un'ottica liberale, tutela i diversi e combatte le differenze, cioè tutela le minoranze e agisce per rimuovere le ingiustizie, le discriminazioni, le esclusioni, le differenze sociali, i privilegi. L'uguaglianza, inoltre, è sinonimo di coesione e diversità, cioè l'esatto opposto di una visione omologante del tessuto sociale e degli uomini. Gli omologhi sono coloro che non hanno diversità, ma vivono appiattiti e schiacciati nella loro identità e identicità. Sempre identica a se stessa. Piena di differenze e ingiustizie, ma omologa. La lotta alle ingiustizie non accetta i pregiudizi e i veti sulle persone o sui popoli, non permette esclusioni arbitrarie ed è incompatibile con qualsivoglia oscurantismo, fanatismo o proibizionismo. L'uguaglianza è un diritto. Anzi, è il Diritto. E chi non rispetta i diritti degli altri perde automaticamente i propri. La lotta all'ingiustizia, di conseguenza, è la lotta per il rispetto della persona, per il rispetto dell'uguaglianza delle persone anche nella loro diversità, per il riconoscimento dei diritti e, allo stesso tempo, dei doveri di ciascuno. Si tratta un pilastro del pensiero liberale. Ma la diversità non è un valore, è l'uguaglianza il valore della diversità.
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