Le lacrime del deputato Pdl
A un deputato della giunta per le autorizzazioni di Montecitorio che dovrà esprimersi sulla richiesta di carcerazione pendente nei propri confronti, Marco Milanese si è mostrato ieri in preda al panico. «Praticamente in lacrime». Malgrado le parole scelte da Roberto Calderoli per distinguere il suo caso da quello di Alfonso Papa (nell'intervista rilasciata a La Stampa).
L'ex consigliere politico di Tremonti teme che il rinvio della decisione a settembre possa paradossalmente giocare contro di lui. Ora la Camera non ha ancora metabolizzato lo shock di aver deciso per l'arresto di un proprio componente, alla ripresa di settembre un altro voto a favore delle manette sarebbe meno traumatico. Soprattutto perché la Lega di Maroni dopo Papa ha già deciso di fare il bis con lui (Calderoli invece è più dubbioso, ed anche politicamente più vicino al ministro dell'Economia con cui Milanese ha a lungo collaborato).
Il tutto accadrà esattamente nel periodo in cui rischia di andare anche formalmente in frantumi l'alleanza Pdl-Lega, e l'asse Bossi-Tremonti-Berlusconi diventare un pallido ricordo del passato. Questo fa paura a Milanese. Anche perché il quadro che il governo offre nell'immediato è tutt'altro che idilliaco, se perfino la nomina del nuovo ministro della giustizia è diventato un rebus che Berlusconi per primo non vuole risolvere. Per tenere comunque Alfano sotto la soglia minima di gradimento sopportabile (quella cioè che non faccia ombra a lui) e soprattutto per far capire al Quirinale che non intende rinunciare ad un ministro in grado di esaudire ogni suo desiderio, una sorta di genio della lampada.
A costo di instaurare un vero e proprio braccio di ferro con il Colle. Tant'è che nella preparazione del convegno sulle carceri organizzato dai Radicali al Senato per giovedì, con la presenza di Napolitano, i servizi cerimoniali di Palazzo Madama e Quirinale si sono trovati nell'incertezza al momento dell'indicazione del ministro? Quale? Il vecchio o il nuovo?
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