«Commessi crimini di guerra sui bambini»
Crimini di guerra commessi dai miliziani islamici somali per arruolare bambini-soldato. È questa l'accusa lanciata da Amnesty International e contenuta nel rapporto «Sulla linea del fuoco. Bambine e bambini sotto attacco in Somalia». L'Ong denuncia «crimini di guerra» perpetrati su minori, vittime di un «sistematico reclutamento» da parte dei miliziani islamici shabaab, che hanno bandito anche l'istruzione femminile. Nel documento sono raccolte oltre 200 testimonianze, attraverso le quali l'organizzazione di difesa dei diritti umani analizza l'impatto sui minori del conflitto in corso dal 1991, anno della caduta del presidente Mohamed Siad Barre. Nel sito italiano che presenta il rapporto si cita anche l'appello di domenica all'Angelus di Papa Benedetto XVI, che ha chiesto di fermare subito la catastrofe che si è abbattuta sul Corno d'Africa. Nel documento l'Ong accusa gli shabaab di reclutare i bambini promettendo loro soldi e cellulari, oppure armandoli con la forza dopo aver fatto irruzione nelle scuole. Alcuni piccoli intervistati hanno riferito di insegnanti uccisi durante gli assalti e di bambine obbligate a sposare i miliziani. La maggior parte degli arruolati ha tra i 12 e i 18 anni, ma alcuni profughi hanno riferito anche di bambini-soldato di 8 anni. «Quella della Somalia - ha dichiarato Michelle Kagari, vicedirettore di Amnesty per l'Africa - non è solo una crisi umanitaria. È una crisi dei diritti umani, delle bambine e dei bambini». Anche l'Onu ha lanciato l'allarme sulla condizione dell'infanzia in Somalia. Il Governo federale di transizione (Tfg) è accusato dalle Nazioni Unite di aver reclutato, impiegato, ucciso, ferito i bambini nel conflitto armato e soprattutto di non aver ancora preso alcuna misura concreta per porre fine allo sfruttamento della propria popolazione infantile.
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