Il “caso radicali” su Papa

Dalla Rassegna stampa

Nella coda velenosa dell'autorizzazione all'arresto per il pidiellino Papa c'è anche un "caso radicali". La Stampa di ieri raccontava di Berlusconi furioso con i pannelliani divenuti, secondo lui, forcaioli da iper-garantisti che erano. Più o meno lo stesso sul web, dove si rimprovera al voto favorevole all'arresto il tradimento di una storia pluridecennale.

Ammetto di non essere neutrale in materia ma questa accusa del tradimento di una storia proprio non mi convince. Provo a citare fatti e non opinioni. I radicali non votarono contro la richiesta d'arresto di Toni Negri che pure avevano portato in Parlamento. Ricordo ancora l'indignazione di Giacomo Mancini. Enzo Tortora da parlamentare si consegnò per essere di nuovo arrestato. Sull'arresto del ministro De Lorenzo, negato dalla Camera nel '93, è vero che Bonino e Cicciomessere votarono contro - e furono decisivi - ma Pannella si pronunciò a favore, sostenendo che un politico che si dice vittima di una persecuzione ha il dovere di battersi dal carcere. Lo stesso concetto espose a Craxi, che reagì facendo vistosi scongiuri. La storia è questa.

E, nel merito, il radicale che fa parte della giunta per le autorizzazioni, Maurizio Turco, che pure è un tipo che non ha paura di andare contro corrente tanto che non votò la prima richiesta per Cosentino, stavolta su Papa non ha avuto da obiettare. Forse tutte queste cose potevano essere più rimarcate nella dichiarazione di voto ma è anche vero che il tempo era pochissimo.

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