Berlusconi: sic transit gloria mundi
Nel volto del premier una smorfia di tristezza: «Sic transit gloria mundi», ha appena detto ai suoi, alla Camera, commentando la notizia della morte violenta del Raìs. Così passa la gloria del mondo, la frase latina che si dice anche ai papi appena eletti, per farli meditare sul valore effimero del potere terreno. Ma adesso «la guerra è finita», aggiunge Berlusconi. Di Muammar Gheddafi si sentiva amico, il Cavaliere. Lo confessò apertamente a settembre durante la festa di Atreju a Roma: «La notte prima di dovermi recare a Parigi (il 19 marzo scorso per il vertice internazionale che segnò l'inizio dei bombardamenti sulla Libia, ndr) soffrii molto e pensai di dovermi dimettere per essere fedele ai rapporti di amicizia con il Colonnello». Ma poi la storia è andata avanti e la fine di Gheddafi, adesso, di sicuro la cambierà. Ma come? «Si chiude una pagina drammatica in Libia - commenta il capo dello Stato, Giorgio Napolitano -. C'è da augurarsi che si costruisca un Paese nuovo, libero e unito». «Si apre un nuovo capitolo», condivide il presidente del Senato, Renato Schifani. «E inizierà un nuovo assetto di rapporti anche con l'Italia -osserva il presidente della Camera, Gianfranco Fini-. Perciò bisogna essere fiduciosi, tenendo presente che sul futuro della Libia rimangono comunque molte incognite».
La Santa Sede afferma che «la morte del colonnello Gheddafi chiude la troppo lunga e tragica fase della lotta sanguinosa per l'abbattimento di un regime duro e oppressivo». E a tarda sera annuncia il riconoscimento del Consiglio nazionale transitorio come «legittimo rappresentante del popolo libico».
Ma il ministro degli Esteri, Franco Frattini, avverte: «La fine di Gheddafi è una grande vittoria per il popolo libico, un momento di liberazione per il Paese. Adesso, però, è il momento della riconciliazione». Pure il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, evita i trionfalismi: «Non mi rallegro mai per la morte di un uomo. Ora si apre una fase nuova. Cominciano i 30 giorni entro i quali la Libia si doterà di un governo provvisorio. Comincia la transizione democratica». Mentre il leader della Lega, Umberto Bossi, ne approfitta per prendersela con gli immigrati: «È ora di mandare a casa i clandestini libici arrivati in Italia con gli sbarchi». Fabrizio Cicchitto, il capogruppo del Pdl alla Camera, pone invece una questione: «Rimane aperto l'interrogativo sulle ragioni per cui in Libia c'è stato un aperto intervento armato della Nato, mentre analoghi interventi non vengono fatti in altre realtà dove sono al potere regimi altrettanto e forse più efferati di quello di Gheddafi».
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, usa parole commosse: «Il sangue non si festeggia mai, è morto Gheddafi, sono morti tantissimi libici, ma ora bisogna che tanto sangue generi democrazia, libertà, amicizia tra i popoli del Mediterraneo. E chiediamo al nostro governo di venire in Parlamento a fare il punto sulla nostra missione». «L'epilogo tragico di una rivoluzione», così l'ex ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, definisce l'assassinio del Colonnello. Dai radicali, invece, arriva tutta un'altra lettura: «Gheddafi non si meritava la bella morte in battaglia ma un bel processo da imputato -sostiene Emma Bonino, vicepresidente del Senato-. Un processo equo da parte di un tribunale indipendente. Questa, e non l'ennesimo bagno di sangue al quale abbiamo dovuto assistere, sarebbe stata una grande vittoria del popolo libico». Evidente l'allusione alle parole del ministro Frattini.
Sono in tanti a polemizzare con la maggioranza: «Non mi piacciono i ministri italiani che esultano in tv per uno che un anno fa definivano il migliore amico dell'Italia. La piccola Piazzale Loreto mediatica inscenata dal centrodestra sul corpo di Gheddafi fa schifo», s'indigna la deputata finiana Flavia Perina. E il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, annota sul suo blog: «Consiglio maggiore prudenza nei commenti soprattutto a chi in vita ha ossequiato Gheddafi con poco senso della misura».
Eppoi ci sono quelli che non perdonano a Berlusconi il «sic transit gloria mundi» e gli rispondono in latino. Come Massimo Donadi, il presidente del gruppo idv alla Camera: «Sapiens ut loquatur multo prius consideret. Significa che un uomo saggio, prima di parlare, deve prima pensare molto. Cosa c'entri, infatti, la gloria con Gheddafi, cioè con uno spietato dittatore, noi non l'abbiamo capito». E il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, aggiunge: «Solamen miseris socios habuisse malorum: è consolazione per i disgraziati aver avuto compagni di sventura». L'unico ad andare decisamente controcorrente, infine, è l'europarlamentare della Lega, Mario Borghezio: «Onore a Gheddafi, un grande leader, un vero rivoluzionario, non confondibile con i nuovi dirigenti libici portati al potere dalle baionette della Nato e dalle multinazionali del petrolio. Onore al templare di Allah»
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