Asse Moratti-Pd sulle quote rosa «Ma lei le ignorava»
E pensare che non era mai stata favorevole alle quote rosa. E che nella sua giunta, alla fine, di donna ne era rimasta sola una, la fedelissima Mariolina Moioli. S'è ricreduta, la consigliera Letizia Moratti. A tal punto da presentare un ordine del giorno, prontamente adottato anche dalla maggioranza di centrosinistra, in cui chiede alla giunta Pisapia di nominare almeno il 50 per cento di donne nelle aziende partecipate. Una maxi-quota rosa, se si pensa che la recente normativa nazionale fissa a venti la percentuale di donne da inserire nei cda delle società pubbliche. Tutti, o quasi, d'accordo. L'ex sindaco ha cercato e ottenuto il via libera dell'opposizione dopo un lungo conciliabolo con la capogruppo del Pd, Carmela Rozza. Voto favorevole dai banchi della maggioranza, ma con una premessa unanime: «Ci chiediamo perché Letizia Moratti si ponga il problema della presenza femminile nei cda da consigliere e non se lo sia mai posta da sindaco». Subito dopo il voto, la difesa: «Nel 2006 ho composto una giunta con 5 donne e quando ho presentato la squadra per il secondo mandato erano 4 su 7». Astensioni a parte, alla fine l'unico voto contrario è stato quello di Marco Cappato. «Meglio affrontare il tema seriamente, in commissione. E poi, i transessuali in che quota finirebbero?». Sul tema è intervenuto anche Giuliano Pisapia: «Prendo atto con soddisfazione che l'ex sindaco copia il nostro programma».
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