8 per mille, contributo intoccabile

Dalla Rassegna stampa

Sacrifici per tutti, si afferma. Tagli ben distribuiti , ed equamente assestati, si ribadisce. Perché, allora, non rimettere in discussione l'intero meccanismo dell'otto per mille?

Quando, in conseguenza dell'accordo fra Italia e S. Sede (correntemente definito «nuovo concordato») che modificò il concordato del 1929, venne approvata la legge n. 222 del 1985 su enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico, sì mutò il finanziamento pubblico.

Più esattamente, così stabilisce l'art. 47, secondo comma: «A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica». Il comma successivo, molto discusso, prevede: «Le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse». Il successivo art. 49 fissa un processo di eventuale revisione: «Al termine di ogni triennio successivo al 1989, una apposita commissione nominata dall'autorità governativa e dalla Conferenza episcopale italiana, procede (...) alla valutazione del gettito della quota Irpef di cui all'articolo 47, al fine di predisporre eventuali modifiche».

Ebbene, di triennio in triennio non risultano mai proposte «eventuali modifiche». Sono sempre stati i radicali, con ammirevole costanza ma isolati, a chiedere sia di fare trasparenza sui lavori della commissione paritetica, sia di dare disposizione ai membri di nomina governativa di voler rivedere la quota dell'Irpef dimezzandola. In effetti, la somma globale è salita dai quasi 400 milioni di euro del 1990 ai circa 1.000 degli ultimi anni (la Presidenza del Consiglio, quanto ai redditi del 2003 ripartiti nel 2007, segna un importo di circa 989 milioni).

Il meccanismo andrebbe rivisto per molteplici ragioni. Intanto, è cresciuto a dismisura il finanziamento a favore della Chiesa cattolica e delle altre confessioni religiose che hanno sottoscritto un'intesa con lo Stato. In tempi, quindi, di ridimensionamento della spesa pubblica, non si vede perché il clero, cattolico o di altro credo non importa, non debba vedersi limitato il contributo statale rispetto agli anni I. vacche grasse. Inoltre, è perverso il sistema secondo cui il "non espresso" è ripartito come 9 fosse stato "espresso". Ancora: la ripartizione non è basata sulla corresponsione dell'otto per mille di ciascun contribuente, bensì sull'otto per mille dell'Irpef diviso, fra le varie confessioni e lo Stato, tramite un referendum in cui ciascun contribuente dispone di un voto. Sarebbe più logico, come capita per il cinque per mille, che la destinazione a favore di una confessione religiosa fosse determinata singolarmente per ciascun contribuente: lo Stato, insomma, dovrebbe fare da collettore per chi volesse versare il «proprio» otto per mille per una chiesa.

Ci sarebbe da aggiungere che, mentre le varie confessioni religiose svolgono propaganda ciascuna per la dichiarazione in proprio favore, lo Stato se ne sta zitto. Anzi, da quanto emerge dalle sgraziate e insoddisfacenti risposte fornite ai ripetuti interrogativi dei tenaci radicali, lo Stato è contentissimo di aver raddoppiato nel corso degli anni l'esborso in pro delle chiese. Sarà bene ricordare che mediamente ben sei contribuenti su dieci non indicano a chi attribuire l'otto per mille, scelta effettuata invece da circa il 40%.

Si dirà che la revisione del meccanismo richiede di dover procedere su base pattizia, con la Chiesa cattolica e con le altre confessioni religiose. Se, però, non si dà nemmeno l'avvio alla revisione, mai il metodo sarà cambiato. E se non vengono impartite chiare disposizioni ai membri statali della commissione paritetica, tutto andrà bene, madama la marchesa, ma certo non per l'erario. Quando il ministro dell'Economia parla di rivedere i troppi incentivi esistenti, potrebbe ricordarsi pure degli incentivi religiosi. Se la scure deve cadere su tutti, anche su essi ha da abbattersi.

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