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Più che dalle scadenze naturali delle assemblee regionali e comunali, in Abruzzo i tempi della politica sono stati dettati dalle Procure della repubblica e il corpo elettorale, di volta in volta, è stato chiamato (costretto) a pronunciarsi di nuovo con l'inevitabile cambio delle maggioranze. La storia politica di questa regione è stata profondamente segnata da iniziative giudiziarie che hanno colpito l'opinione pubblica regionale e nazionale.
Il primo caso eclatante risale al 1992 quando l'intera giunta regionale, presieduta dal democristiano Rocco Salini, fu arrestata in blocco nottetempo con l'accusa di abuso d'ufficio. Niente mazzette, né promesse di dazioni, ma una discutibile graduatoria, peraltro non perfezionata, per l'assegnazione di fondi Pop (Programma operativo plurifondo) destinati al settore turistico. Tutti in carcere, ma il reato di abuso cadde anche perché la normativa in materia fu cambiata. Solo nei confronti di Salini davanti alla corte di Cassazione rimase la condanna per falso. Gli altri furono tutti assolti.
Questa vicenda con l'arresto eclatante di un'intera giunta è rimasta come un capitolo nero non solo nella storia della politica della regione e del Paese ma anche, e soprattutto, nella storia della magistratura.
Da ricordare le dure prese di posizione di Marco Pannella che condannò apertamente la brutalità dell'arresto dell'intera giunta abruzzese. Tre anni fa,'il 14 luglio del 2008, la storia si è ripetuta con l'arresto dell'allora governatore Ottaviano Del Turco e di mezza giunta regionale, ma stavolta le accuse sono pesanti: corruzione, concussione, abuso, falso e soprattutto associazione a delinquere. Tangenti, tante mazzette per circa quindici milioni di curo. Ancora oggi, dopo un triennio, il processo di primo grado che vede 27 imputati, tra cui personaggi eccellenti come il deputato del Pdl, Sabatino Aracu, è alle prime battute. Ci vorranno tempi lunghi per arrivare alla sentenza nonostante l'impegno del Tribunale che ha fissato una serie di udienze ravvicinate.
Il personaggio che avrebbe incastrato gli amministratori regionali e altri politici è l'imprenditore Vincenzo Maria Angelini, ex patron di Villa Pini (dichiarato fallito) che con le sue deposizioni ha rivelato e documentato un vorticoso giro di tangenti elargite a piene mani. Lo stesso Angelini si trova in questo processo nella triplice veste di accusatore, corruttore e concusso, tant'è che, pur imputato, è stato ammesso tra le parti civili. È appena il caso di sottolineare che con l'arresto di Del Turco e l'azzeramento della giunta, gli abruzzesi sono stati chiamati nuovamente alle urne quando mancavano ,.ancora due anni alla scadenza naturale della legislatura regionale. E com'era largamente prevedibile c'è stato un cambio della maggioranza con la vittoria del centrodestra e dell'attuale governatore Gianni Chiodi.
Ma la mannaia delle inchieste giudiziarie non ha decapitato solo la Regione. Sempre sotto i colpi della Procura della repubblica di Pescara, sono cadute due amministrazioni comunali: prima quella del comune adriatico Montesilvano, il più grosso centro abruzzese dopo i quattro capoluoghi e poi quella di Pescara.
In entrambi i casi si è tornati alle urne in anticipo con la strada spianata a nuove maggioranze di centrodestra.
L'arresto del sindaco di Montesilvano risale al novembre del 2006 ma il processo di primo grado, dopo quasi cinque anni, non si è ancora concluso e diversi reati stanno per cadere in prescrizione o, comunque, lo saranno quando si arriverà al terzo grado di giudizio. Nel 2008 Luciano D'Alfonso, dopo aver governato Pescara per cinque anni a capo di una giunta di centrosinistra, vinse al primo turno le elezioni per il secondo mandato, ma sul suo capo si stavano addensando le nubi di varie inchieste giudiziarie e nel dicembre dello steso anno la Procura ne dispose gli arresti domiciliari.
Le successive elezioni nel 2009 portarono alla vittoria del centrodestra che pure era stato battuto due volte. Il processo a D'Alfonso è anch'esso alle prime battute.
Ma altre inchieste, sempre da parte della Procura di Pescara, hanno segnato anche l'attuale giunta regionale. Lanfranco Venturoni, coinvolto in un'indagine sui rifiuti, ha dovuto lasciare la poltrona di assessore alla sanità, ma il suo partito, il Pdl, lo ha difeso facendolo diventare capogruppo all'assemblea dell'Emiciclo. Un altro assessore regionale, Daniela Stati, per un'altra inchiesta da cui è però uscita indenne, si è dimessa passando poi dal Pdl e Fli. Stavolta le inchieste non hanno sfiorato il vertice della Regione, ma solo consiglieri regionali, come ad esempio Lorenzo Sospiri.
Ovviamente la magistratura fa il suo dovere perseguendo il malaffare dovunque esso si annidi. Resta però il problema della conseguente, e ora inevitabile, caduta delle amministrazioni pubbliche e della fase di paralisi e di blocco che provocano nell'attività di governance e di gestione della comunità dei cittadini. Forse dovrebbero cambiare le leggi in vigore per cui la caduta di un governatore o di un sindaco non dovrebbe comportare, nonostante le loro dimissioni, l'annullamento delle rispettive giunte e il ritorno anticipato alle urne.
Il caso Abruzzo con le sue numerose vicende politico-giudiziarie è l'emblema di questa situazione paradossale per cui le legittime azioni della magistratura finiscono per rallentare o paralizzare la vita pubblica e, in ultima analisi, la vita dei cittadini.
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