
Pier Luigi Bersani ha concluso ieri il proprio giro di consultazioni con i potenziali alleati. L’ultimo appuntamento, quello con il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, si presentava come il più delicato in vista delle regionali di primavera.
Un tema affrontato solo in termini generali. «È ancora prematuro scendere nel dettaglio », spiega Filippo Penati, presente all’incontro insieme a Bersani. Anche il segretario dem, dal canto suo, conferma: «Siamo solo ai preliminari». Il Pd, comunque, porta a casa la rassicurazione dei centristi sulla mancanza di un dialogo privilegiato con il Pdl, nella maggioranza delle regioni che andranno al voto. «La nostra linea di massima è di andare da soli – ha spiegato Casini al leader dem – dove ci sarà una convergenza su programmi chiari, si potrà trovare un’intesa con una parte o con l’altra, ma saranno eccezioni». Per il momento, a Bersani può bastare; ci sarà tempo per provare a ragionare insieme su una lista di candidature.
Il segretario del Pd in questa prima fase ha interesse soprattutto a costruire quel campo di «alternativa» a Berlusconi, centrato sui temi sociali e istituzionali. Su questi, l’intesa con Casini è stata perfino più forte di quanto si aspettasse, mentre le distanze sono rimaste evidenti sulle questioni etiche.
In particolare, i due interlocutori si sono trovati d’accordo sulla necessità di ristabilire la centralità del parlamento nel confronto tra maggioranza e opposizione, contrastando la linea del governo, basata sul ricorso a decreti legge e voti di fiducia. Un percorso che, in prospettiva, potrebbe portare a uno schema comune di riforme, a partire dalla legge elettorale.
Insomma, «le possibilità di collaborazione ci sono», come ha esplicitato Casini.
Anche sulla giustizia, i due principali partiti d’opposizione giungono a conclusioni convergenti, nonostante i percorsi intrapresi siano diversi. Appena due porte più in là da dove si svolgeva il faccia a faccia tra Casini (accompagnato da Buttiglione, Pezzotta e Adornato) e Bersani, infatti, una delegazione udiccina composta da Roberto Rao e Michele Vietti era a confronto con la maggioranza proprio su questo argomento.
Ma le sponde offerte dai centristi sono state ben poche, anche perché Ghedini ha tenuto molto coperte le proprie carte.
«Il dialogo sulla giustizia non si è mai interrotto – ha precisato Casini – e per questo siamo considerati interlocutori scomodi».
Nel primo pomeriggio, Bersani ha anche incontrato, nell’ordine, i radicali Bonino e Pannella e il nuovo segretario dei Verdi Bonelli. Ai primi ha offerto una collaborazione più stringente sui diritti civili, riconoscendo la bontà del lavoro svolto insieme nei gruppi parlamentari di camera e senato, soprattutto per quanto riguarda i temi economici e sociali. Pannella, dal canto suo, ha espresso al segretario del Pd il timore che i radicali siano oggetto di veti da parte di qualcuno in casa dem (e tra i potenziali alleati), paventando anche il rischio di una «non alleanza» piuttosto che un «accordicchio».
A Bonelli, Bersani ha garantito l’impegno del Pd sulla green economy, così come l’assoluta contrarietà dei dem alla proposta di legge Calderisi per l’introduzione dello sbarramento del 4 per cento anche alle amministrative. Sancita la fuoriuscita da Sinistra e libertà (con conseguenze interne ancora tutte da verificare), Bonelli ha confermato la disponibilità dei Verdi a partecipare alla costruzione di un nuovo centrosinistra, nel quale, spiega il leader del Sole che ride, «non può mancare una forza che mantenga un approccio riformatore sull’ecologismo, pur fissando alcuni paletti irremovibili su nucleare, informazione, gestione del territorio».
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