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Affossata, e per la seconda volta, la legge contro l'omofobia, con l'approvazione, da parte della Camera, delle pregiudiziali di costituzionalità presentate da Udc, Lega e Pdl.
Sono stati 293 i sì di Pdl (che ha chiesto la sospensiva), Lega, ex Responsabili e Udc, 21 gli astenuti, mentre i 250 no sono di Pd, Idv, Fli e Api. Il ddl mirava a introdurre l'aggravante di omofobia nei reati penali.
«Il grosso del Parlamento ha scelto di stare dalla parte dei violenti e non delle vittime delle violenze e delle discriminazioni», tuona dal Pd Anna Paola Concia subito dopo la proclamazione del risultato. «È una vergogna», dice Bersani, che in mattinata aveva firmato, insieme alla Concia e ad altri parlamentari un appello affinché la legge venisse approvata. «Con questo voto la maggioranza di destra ha dimostrato da che parte sta», rincara la dose il senatore Ignazio Marino. «Si è chiaramente schierata con tutti coloro che, anche negli ultimi mesi, si sono resi responsabili di vessazioni, aggressioni e minacce contro gli omosessuali». Sulla stessa linea Nichi Vendola: «Questione morale è anche chiudere la porta in faccia ai diritti delle persone gay», tuona il presidente di Sel.
Dall'Udc, Rocco Buttiglione difende le ragioni dell'affossamento. Citando gli Stati Uniti. «In altri paesi una norma simile esiste, è vero», spiega in aula. Ma «oggi molti giuristi americani preferirebbero non averla mai introdotta». Perché? Perché poi sostiene Buttiglione, «ogni gruppo cerca di far approvare norme particolari e la maggioranza dei cittadini finisce col sentirsi discriminata dalle minoranze, con il risultato di maggiore disintegrazione e non integrazione». A difendere le ragioni del Pdl ci pensa invece Gaetano Pecorella: «La norma non è di per sé da rigettare e pone un problema serio, quello della discriminazione», dice. Ma «così come è scritta è in contrasto con il principio della parità, e con il principio della chiarezza e della tassatività alla base di ogni norma».
Quello di ieri alla Camera è un risultato che non coglie di sorpresa il mondo Glbt. «Spero che né Buttiglione né altri facciano comunicati di solidarietà la prossima volta che un omosessuale verrà picchiato», sbotta Aurelio Mancuso. La Camera aggiunge «ha fatto una cosa storica: ha votato le pregiudiziali di costituzionalità per una legge che prevede una tutela civile». Secondo il presidente di Equality Italia «passa così una corrente di pensiero» - come richiamato anche da Fli in aula nell'intervento di Flavia Perina - «della destra estrema europea». La stessa, dice Mancuso, «che ha portato alla strage perpetrata da quel matto in Norvegia».
Roba da Ku Klux Klan, sbotta. E il voto di ieri ricorda «va contro il trattato di Lisbona e contro quello che l'Europa ha fatto e sta facendo»: da due anni, infatti - ricorda Mancuso, a lungo presidente dell'Arcigay, «è in discussione la direttiva orizzontale che prevede tutele specifiche sulle sei discriminazioni di cui parla il trattato di Lisbona». Direttiva che, una volta approvata, «l'Italia sarà obbligata a recepire». Rabbia e scoramento? «Ci sono», dice Mancuso. Ma «sono cattivi consiglieri in questo momento». Meglio aspettare. Magari settembre. «Pdl e Lega sono covi di politici che fanno sesso con gay e trans», ha detto Mancuso in questi giorni. «Ne abbiamo le prove». E i nomi: l'intenzione, dato l'affossamento della legge contro l'omofobia, è proprio quella di renderli pubblici. Guai a chiamarlo "sputtanamento", però.
Mancuso non si sbottona, ma spiega i prossimi step su Facebook: prima di tutto «acquisire l'elenco di tutti i deputati che hanno votato contro la legge». Poi «raccogliere tutti i siti che vorranno aderire a questa campagna» di cui Mancuso si fa portavoce. Ergo «pubblicazione di foto e profili, entro la data di riapertura delle Camere». In attesa del colpo di scena, la società civile continua a lottare. «Rilanceremo il lavoro fatto in Liguria con la legge regionale contro l'omofobia per far approvare provvedimenti analoghi in tutte le regioni», spiega Sergio Rovasio, segretario dell'associazione radicale "Certi diritti".
Puntando, come nel testo, più «sul lavoro sociale che sul campo penale: un aspetto che noi radicali condividiamo», prosegue. Si parte dal Lazio, dove è stata già chiesta la calendarizzazione del provvedimento. Anche perché, a livello nazionale, «in questa legislatura non ci sono speranze», ribadisce Rovasio. «Alcune frange usano la costituzionalità come strumento non corretto, dimostrando l'asservimento alle gerarchie del Vaticano».
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