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La settimana si è aperta sui quotidiani all'insegna dell'economia e delle misure anticrisi, ferve il dibattito su quella che nei fatti sarà una nuova manovra economica anche se viene chiamata decreto. L'incrocio fra cronaca giudiziaria e attualità politica, fino a giovedì scorso assolutamente dominante sembra avere perso spazio almeno per il momento.
Può apparire paradossale ma il minore peso dato dalla stampa alle disavventure giudiziarie del Cavaliere può risolversi in uno svantaggio per la sua posizione. Intanto perché sul tema l'opinione pubblica tende all'inamovibilità. Ce n'è una parte pronta a perdonare a Berlusconi qualsiasi cosa e un'altra ben disposta a ritenerlo capace di ogni nefandezza. I due blocchi sembrano del tutto refrattari a ragionare. La posizione del premier è molto più friabile sul fronte dell'economia, dove il suo elettorato comincia a nutrire seri dubbi.
Ma mettiamo pure che anche sulle faccende di giustizia qualcosa possa spostarsi. Gli avvenimenti della scorsa settimana sono stati forse indicativi. Intanto la procura di Napoli si è vista dare dal Gip sulla questione della sua competenza a indagare su Tarantini, Lavitola ecc. E il Cavaliere ha potuto denunciare la forzatura. Mentre scrivo sta decidendo il tribunale del riesame. Intanto un punto per lui. E poi la questione dell'accompagnamento coatto era svanita perché gli stessi procuratori napoletani avevano fatto sapere di cambiato idea e di stare valutando l'ipotesi di indagarlo. Con ciò svelando che l'averlo considerato parte lesa era un modo per provare a sentirlo senza avvocati. Due a zero per il Cavaliere. Si fatica a reprimere l'idea che, finché ci saranno certi magistrati, non solo più giusto ma anche più utile per l'opposizione parlare di politica.
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