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Un'altra bufera estiva. Stavolta a scatenarla è Mario Borghezio, europarlamentare leghista, protagonista della scena politica italiana con dichiarazioni spesso provocatorie. Proprio come ieri. Borghezio ha definito - a «La zanzara» di Radio 24 «buone idee, in qualche caso ottime» le posizioni dell'assassino norvegese Anders Behring Breivik, scatenando durissime reazioni. Se il presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek, si è sentito «offeso» per le parole dell'esponente leghista, il vicepresidente Gianni Pittella (Pd) le ha bollate come «indegne di un Paese civile e incompatibili con la responsabilità legata alla sua carica di parlamentare europeo». Le dimissioni di Borghezio sono state invocate anche da Idv e sinistra, mentre Angelo Bonelli dei Verdi si è detto pronto a denunciare l'europarlamentare «per istigazione all'odio razziale e apologia di reato». Tra il pragmatico e l'ironico il commento di Massimo Cacciari: «Bossi come fa a cacciare Borghezio? Non può». Ma le parole di Borghezio hanno scosso la maggioranza. Il sottosegretario Carlo Giovanardi ha chiesto l'espulsione dalla Lega dell'europarlamentare e il Carroccio stesso si è diviso. «Sto con Borghezio; non penso che si debba dimettere: ha fatto delle affermazioni che sono state anche strumentalizzate», ha detto il leghista Francesco Speroni. Intanto il partito - con una nota del ministro Roberto Calderoli - «ufficialmente chiede scusa alla Norvegia per le terribili e inqualificabili considerazioni espresse a titolo personale dall'onorevole Mario Borghezio, considerazioni che ho già definito come farneticazioni». Borghezio però non ci sta e si difende: «Le mie parole sono state fraintese, anche per colpa mia: era necessario fare delle precisazioni. Io mi riferivo alle posizioni di Breivik contro il fondamentalismo islamico». Poi, prende posizione anche riguardo ai rilievi del partito: «Ho ammirato in passato il coraggio di Calderoli con le vignette su Maometto, ora ha dei doveri politici: mi sforzo di interpretare così la sua censura, una censura che non merito».
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