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Nuove critiche ai reattori nucleari di terza generazione, i cosiddetti Epr. Uno studio commissionato da Greenpeace sostiene che il sistema di sicurezza delle centrali non sarebbe in grado di reggere una panne elettrica prolungata, come avvenuto a Fukushima l'11 marzo scorso. «In caso di incidente - spiega l'esperto tedesco Helmut Hirsh, consultato dagli ambientalisti - i sistemi garantiscono un'alimentazione dalla rete principale o dai generatori secondari nell'arco di 24 ore. Ma a Fukushima il guasto elettrico è durato 11 giorni». Secondo il rapporto, gli Epr in costruzione a Flamanville (Francia) e a Olkiluoto (Finlandia) da parte del gruppo Areva comportano dunque una grave falla. In caso di panne, non sarebbe infatti possibile raffreddare l'acqua dei reattori al di sotto dei 100°C e mettere in sicurezza il reattore. L'esperto di Greenpeace spiega addirittura che il rischio di guasto elettrico è sottostimato nei reattori Epr rispetto a quelli di vecchia generazione: il numero di generatori di appoggio è stato ridotto e alcuni possono essere attivati solo manualmente.
Subito dopo l'incidente di Fukushima, la Francia ha difeso le proprie centrali e il progetto dei reattori di terza generazione. L'ex presidente del gruppo Areva, Anne Lauvergeon, ha sostenuto che gli Epr non potrebbero mai avere problemi in caso di terremoto e tsunami. I nuovi reattori in costruzione hanno già subito pesanti ritardi a causa di problemi tecnici: l'inaugurazione è stata rimandata di almeno quattro anni. «Sono i reattori più sicuri al mondo» ha tagliato corto il ministro dell'Industria francese, Eric Besson, rispondendo alle critiche di Greenpeace.
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