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La complessità della nostra vita quotidiana con i suoi ritmi frenetici e mediaticamente scanditi, spesso tende a farci dimenticare che la vera modernità del pensiero risiede nel riferimento costante al nostro sistema valoriale.
La difesa della vita e della dignità della persona sono fattori imprescindibili per la nostra esistenza. Il compito dei parlamentari è quello di predisporre una legge che li tuteli nel rispetto della laicità dei principi costituzionali e della integrità morale dell'individuo. Il nostro impegno, come parlamentati cattolici, la nostra scommessa, è di trovare una via per legiferare in materia di vita, e che lo faccia senza dimenticare che vi sono, appunto, principi inalienabili e non sacrificabili. Il valore della vita supera le ragioni contingenti dell'essere e del tempo. Oggi ci troviamo a dibattere e a riflettere sulla necessità di tutelare un bene indisponibile e sacro che non dovrebbe esser strumentalizzato o banalizzato a fini propagandistici o elettoralistici. Sono in gioco principi fondamentali, dai quali passa una parte importante di come si intende costruire la società del futuro. Nel rispetto dell'autonomia delle persone, che non può essere declinata in modo relazionale, nella massima considerazione delle diverse sensibilità culturale e nella doverosa condivisione di regole laiche in una democrazia liberale, come ogni cittadino sento la necessità di una legge che disciplini le decisioni mediche di fine vita, diminuendo almeno in parte l'incertezza delle persone e delle famiglie nei momenti più drammatici dell'esistenza.
Nel formularla, occorre tenere sempre presente la libertà degli individui e contemporaneamente tutelare, per quanto possibile, il bene supremo della vita, fuori da qualunque tentazione di "risolvere il problema del soffrire eliminandolo alla radice con l'anticipare la morte al momento ritenuto più opportuno", come autorevolmente ammonisce l'enciclica "Evangelium Vitae". Una buona legge sul cosiddetto testamento biologico, quindi, deve rifuggire due estreme: quella di ammettere anche surrettiziamente derive eutanasiche e quella di imporre l'accanimento terapeutico.
I nostri padri costituenti, ispirati e illuminati anche dall'esperienza tragica della barbarie delle sperimentazioni naziste sugli esseri umani, hanno previsto nella Carta costituzionale la tutela della salute. E altresì hanno stabilito che non vi può essere un "obbligo" nella sua pratica, tanto che il medico non è mai tenuto a pratiche contro "scienza e coscienza". Una formulazione perfetta che contiene tutti gli elementi essenziali per orientare una legiferazione equilibrata. La complessità del tema, l'impossibilità della legge di prevedere e regolare tutti i casi controversi, l'irriducibile forza delle circostanze concrete che si dovranno affrontare nelle famiglie e nelle strutture sanitarie, mi inducono a proporre il ricorso a una Authority che possa affrontare di volta in volta, caso per caso, persona per persona, nella specificità delle circostanze, i casi. Per tornare a dare significato al principio dell'unicità dell'essere e dell'inviolabilità della persona bisogna necessariamente fare un passo indietro e porsi in un'ottica esterna al proprio io. Quindi per la formulazione di un testo unico ed equilibrato è necessario tornare a riflettere su quanto siano importanti e imprescindibili l'immedesimazione e l'accoglienza dell'altro.
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