Foggia – “GESU’ bambino quest’anno è una bimba di 10 giorni che si trova nella sezione femminile del carcere di Foggia con la sua mamma, detenuta in attesa di giudizio incensurata. In una struttura con i riscaldamenti accesi solo per un’ora al giorno, senza nemmeno il bue e l’asinello. Lontano da tutto, nel silenzio e nell’indifferenza mentre tutti festeggiano il Natale”. E’ questa l’immagine con cui i radicali dell’associazione Mariateresa Di Lascia sintetizzano il bilancio – come anticipato [3] – della visita ispettiva nel penitenziario di Foggia svoltasi il 24 dicembre. Ad accompagnare la delegazione radicale c’era il consigliere regionale Giandiego Gatta (PDL) e il rappresentante dell’Osapp Carlo Colangelo.
IL CARCERE DI FOGGIA. “La situazione riscontrata non è molto diversa da quella della precedente visita di marzo 2012 -dice la Segretaria dell’associazione, Elisabetta Tomaiuolo – Stesso sovraffollamento: capienza del carcere 450 posti, detenuti presenti 680; stessa carenza di personale: 312 agenti previsti dall’organico, 294 agenti effettivi. Gli agenti presenti, cioè, non sarebbero sufficienti nemmeno a gestire il numero di detenuti regolamentare di 450, figuriamoci sostenere una situazione di emergenza di questo tipo. Stessi problemi strutturali: gli impianti sovracaricati si guastano e non è possibile nemmeno fare una doccia tiepida. Attraversando un corridoio abbiamo visto 3 detenuti che imbiancavano un muro e un agente ci ha spiegato che è grazie ai detenuti lavoratori (circa 20) se si riescono a fare piccoli lavori di miglioria sulla struttura. Molti detenuti vorrebbero lavorare, anche senza retribuzione, ma a causa della carenza del personale di sorveglianza, questo non è realizzabile. Nel momento in cui una persona commette un reato esce dalla società civile, e il carcere deve svolgere una funzione rieducativa, deve fare in modo che il detenuto alla fine della pena sia pronto per reintegrarsi nella società civile, ciò non per buonismo evidentemente, ma perchè l’intera società civile ne ha giovamento. Nelle attuali condizioni di detenzione che privano gli individui della propria dignità, che lo spersonalizzano poiché non c’è possibilità di svolgere un lavoro e delle attività formative che contribuiscano ad una crescita morale e culturale, c’è posto solo per la rabbia e la rassegnazione”.
VOTO AI DETENUTI- Esercitare il diritto di voto è una di quelle azioni che può contribuire al processo rieducativo del detenuto, che assumendosi la responsabilità di questo fondamentale diritto-dovere mantiene un contatto con l’esterno. “Per questo- spiega Tomaiuolo- ci siamo preoccupati di sapere se i detenuti fossero stati informati della procedura, molto articolata e con tempi lunghi, da avviare per poter votare alle prossime elezioni. La circolare del Dipartimento di amministrazione penitenziaria ancora non è arrivata, e la maggior parte dei detenuti non sapeva di poter votare: nel carcere di Foggia, escludendo i 130 immigrati, sono almeno 400 i detenuti non interdetti al voto. Avremmo voluto avere maggiori informazioni su alcuni progetti che la direttrice Affatato a marzo ci disse di voler avviare, ma purtroppo quel giorno era in congedo. Chiederemo un incontro nei prossimi giorni per avere un quadro completo e assicurarci che i detenuti possano esercitare il diritto di voto”.
BAMBINI IN CARCERE- Nelle carceri italiane ci sono 60 bambini sotto i 3 anni. I penitenziari che sulla carta sono dotati di nido sono pochissimi, e tra questi c’è il carcere di Foggia, per cui una mamma con una bambina di 10 giorni, dall’ospedale di Bari dove ha partorito, è stata trasferita qui. “Ma possiamo definire una stanza con una culla malconcia, priva di qualsiasi suppellettile e genere di conforto riscaldata da una stufetta, una struttura nido? Quale società civile permetterebbe ad un’innocente di 10 giorni di vivere in queste condizioni?” dice la Segretaria radicale. Oltre alla piccola “Gesù bambina” sono presenti altri 2 bambini. “Per farli sentire meno abbandonati abbiamo portato loro in regalo dei giocattoli, perché in fondo è Natale anche per loro. Ma questo non è che un gesto simbolico e certo non basta a restituire loro gioia e serenità. Occorre trovare delle soluzioni alternative, per tutelare questi bambini”.
TORTURA- In un Paese che ha 9 milioni di processi pendenti in corso e oltre 2mila condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, è facile per i detenuti e per i loro familiari rassegnarsi. E’ facile anche per gli agenti, anche loro vittime di una pressione insostenibile: 96 sono quelli che si sono suicidati negli ultimi 10 anni. Ci rivolgiamo a tutti loro perché non finiscano per ritenere normale questa violazione e che ci affianchino in questa battaglia per l’amnistia con cui chiediamo semplicemente che lo stato rientri nella legalità. Che non violi la Costituzione e la Carta europea dei diritti dell’uomo. Invitiamo i familiari dei detenuti, gli agenti, e tutti i membri della comunità penitenziaria a mettersi in contatto con noi: associazionedilascia@gmail.com
fonte: statoquotidiano.it
